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La semantica non è una merce!

C'è una famiglia di slogan che si presentano nella forma 'X non è una merce', dove X può essere la cultura, l'acqua, l'amore, e cose del genere, per lo più astrazioni. Spesso si tratta solo di vuoto ideologismo, ma per qualche 'X' lo slogan è davvero appropriato. All'evento di inaugurazione della Semantic Valley (consorzio trentino per la ricerca nelle tecnologie semantiche), la settimana scorsa, il Presidente Prof. Vincentelli chiedeva ai convenuti (me incluso): "ma insomma: con la semantica si fanno i soldi"? Ecco: mi sarebbe venuto da rispondere: "la semantica non è una merce!". Ma sul momento mi è mancato l'esprit, e allora mi sono avventurato in una risposta seria (almeno nelle intenzioni).

Il punto è questo: con la semantica i soldi si sono sempre fatti, oppure non si faranno mai. Nel senso che la semantica pervade tutto, è il fondamento stesso della nostra convivenza sociale (questo, almeno, secondo filosofi come Searle e Ferraris). Non c'è umana istituzione (governi, sindacati, denaro, contratti, matrimoni, divorzi, ecc) che non si basi su un patto semantico. Non c'è sistema informativo che non contenga semantica nelle sue articolazioni, almeno finché c'è un rapporto intellegibile tra la sua struttura e la realtà sociale o fisica sulla quale (detta in burocratese) insiste. Ora, da un certo punto di vista, chiedere se si facciano soldi con la semantica è un po' come chiedere se si facciano soldi con la respirazione. No, si direbbe, ma, se non respirassimo, come potremmo far soldi? Insomma, si direbbe che la semantica non è una merce: è la condizione di tutte le merci. Se nel lavoro dedicato alla progettazione, realizzazione e manutenzione di un sistema informativo, la quota parte dedicata alla semantica si potesse estrapolare e quantificare, si vedrebbero uscir fuori cifre da capogiro, così come verrebbero in tasca dei bei soldi a chi potesse vender l'aria.

Allora la domanda di Vincentelli potrebbe essere riformulata così: si possono far soldi con strumenti e metodologie che servono specificamente a migliorare la progettazione, la realizzazione e la manutenzione di un sistema informativo per quello che attiene al suo rapporto con la realtà materiale o concettuale con la quale si trova a che fare?

E la risposta, per me, è sì, ma a patto che si forniscano concrete dimostrazioni del valore di tali strumenti e metodologie. Altrimenti, un vocabolo d'alto lignaggio come 'semantica', che si porta dietro tutto un mondo di affascinanti (ma spesso inconcludenti) discussioni filosofiche, può essere facilmente percepito, nel business, come l'ennesima paroletta ronzante (buzzword) da scacciare come una mosca.