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Volunia nazionale

VoluniaA leggere certi titoli di giornale, sembrerebbe che l'Italia sia scesa in guerra contro Google. Non per controllare il motore di ricerca a fini di censura, come purtoppo avviene in altri posti, ma per soppiantarlo con una tecnologia 'made in Italy'. Si tratta di Volunia, il social network centrato sul browsing (seek and meet) di Massimo Marchiori, presentato (in puro stile vintage) presso l'Università di Padova nei giorni scorsi. Il fatto che la creatura del ricercatore padovano sia oggetto di questa alzata nazionalistica si deve probabilmente al provincialismo di certa stampa. Ma c'è anche un motivo storico e specifico: Marchiori è l'angelo che ha insufflato l'algoritmo PageRank nella mente dei ragazzi fondatori di Google. Questa circostanza, da noi, ha sempre generato un misto di orgoglio per il genio italico e frustrazione per i miserabili destini dell'industria nazionale, una sorta di invidia di cui oggi qualcuno vorrebbe il riscatto. Non Marchiori, va precisato, che invece ha sempre mostrato una serenità olimpica verso la montagna di danaro e successo che l'ha sfiorato, in ciò confermando la propria natura divina.

La marcetta nazionalistica che la stampa ha intonato per l'ingresso in scena di Volunia si smorzerà presto, ma prima che l'ultima trombetta esali l'ultima nota si può cogliere l'occasione per qualche riflessione. Poteva Marchiori far crescere in terra patavina un colosso della moderna economia? Poteva Google essere italiano? In linea di principio sì, le leggi italiane non lo incoraggiano ma neppure lo vietano. In pratica però, suvvia, ve lo figurate? E perché non ve lo figurate?

Massimo Marchiori ha lanciato una sfida non a Google (nessuna comparazione tra il colosso di Mountain View e Volunia appare minimamante sensata) ma al karma dell'informatica nazionale. Un'informatica che può anche nascere in un'aula universitaria, ma deve crescere e competere per le strade del mondo. Per far questo non basta la genialata italica: serve una specifica cultura industriale, che va dall'ingengneria antifordista al marketing postpubblicitario, passando per un venture capitalism più concreto e prodigo di quello che abbiamo qui.

 

 

Commenti

Questo progetto ha tutto il sapore di un esercizio accademico completamente dissociato dalle realtà imprenditoriale e della cultura digitale dei nostri giorni, quindi solo in nel nostro sistema italia poteva trovare terreno fertile il risultato che abbiamo sotto i nostri occhi.

Non ce lo figuriamo per niente, caro Guido! Capiamo perche' guardando la presentazione, che tu troppo benevolmente chiami 'in stile vintage': mezz'ora di ritardo, proiettore e slides che non si riescono a far partire (MA STIAMO SCHERZANDO!??!) aula stantia semideserta, con quattro baroni incravattati, magnifico rettore in testa, che sparla a vanvera di opportunita' per i ricercatori e ottimo livello degli stessi (non commento oltre... ero uno di loro, diventerei volgare), le domande dei giornalisti che non si sentono perche' manca il microfono ambientale, le slides che non vengono inquadrate o proiettate dallo streaming, e natulalmente, il tutto in italiano... ma non era MONDOVISIONE!? Spero davvero NON lo fosse, perche' l'immagine data e' DISASTROSA. Avessero anche inventato la gallina dalle uova d'oro, son riusciti a rovinare completamente il discreto marketing imbastino sin'ora.
Quanto al resto, l'idea del social engine e' buona (sono un 'power user'), con ovviamente tutti i 'se' ed i 'ma'.
Tuttavia non occorre essere dei geni del business per sapere che oggi il successo di un prodotto viene prima ancora dal saper crearne il bisogno, e poi possibilmente dandogli un'aria 'cool'. L'impressione e' che tutto questo sia stato mancato in pieno

Certo che i commenti che precedono il mio sono davvero aspri. Pur trovandomi a dissentire sulla forma, mi trovo in parte d'accordo sulla sostanza, premettendo che non sono un esperto di motori di ricerca né di informatica. Il merito di Google non è l'invenzione dell'algoritmo, la cui paternità è attribuita per qualche motivo al Marchiori (il quale nell'articolo fondamentale di Brin e Page è citato di striscio, e ignorato nei ringraziamenti), ma averlo reso commerciabile e usabile da milioni di persone, soddisfacendo ad un numero gigantesco di richieste ciascuna in un tempo brevissimo. La presentazione di Volunia è a dire il vero molto noiosa e modesta, a parte la bella aula che la ospita. Fa specie che un accademico di una certa fama abbia sviluppato il progetto con uno sparuto gruppo di studenti ed ex-studenti, il che denota che forse i "venture capitalists" hanno snobbato l'iniziativa. E comunque non me la sento di giudicare negativamente Volunia, progetto che attende solo di essere messo alla prova. Dunque, auguri a Marchiori, cui va riconosciuto il merito di provare a lanciare l'informatica dai laboratorî universitarî verso il mondo industriale.

Commenti aspri, sì, ma nella media di quello che ho letto nelle ultime 48 ore. Una recensione completa è quella di Luca Conti qui: http://www.pandemia.info/2012/02/07/volunia-bocciato-alla-prova-su-strada.html
Che dire? Secondo me l'evento di presentazione è stato un happening dada-situazionista così raffinato che nessuno (tranne me) l'ha capito. Per il resto staremo a vedere e, naturalmente, diciamo un grande 'in bocca al lupo' all'amico Marchiori.

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