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La singolarità di Watson

Era ovvio che Watson, il sistema IBM che ha battuto gli umani al gioco a quiz Jeopardy! fosse salutato da Ray Kurzweil come un passo da gigante nella direzione della singolarità, cioè quel momento in cui i computer, divenuti più intelligenti di noi, ci sostituiranno alla guida del Pianeta. Ne scrive Lara Ricci qui.

Benché Watson di intelligenza ne abbia davvero molta (oltre ad avere una notevole "forza bruta" come dice Marco Varone), io continuo a ritenere che se un computer siffatto ci può rimpiazzare, allora un idiot savant alla Rain Man, in grado di tener a mente tutti i fatti rilevanti per la conduzione della politica interna ed estera, può diventare Presidente degli Stati Uniti. La qual cosa, si osservi, è perfettamente ammessa dalle regole della democrazia, e nondimeno non risulta che venga presa in considerazione né dai Democratici né dai Repubblicani.

Questo è il punto: noi costruiamo i computer che ci servono. E non ci servono computer di nietzschiana "volontà di potenza", ma umili lavoratori (robot, appunto) della conoscenza. Dal fatto che questi siano mirabilmente in grado di lavorare col nostro linguaggio non segue che possano sviluppare qualcosa di simile ad una volontà, dovessero pure diventare (e lo diventeranno) mille volte più potenti.