Palantir e la Scuola di Francoforte

Alex Karp, il co-fondatore, con Peter Thiel, di Palantir  (poco meno che la Spectre) è un filosofo di formazione e – incredibile a dirsi – ha conseguito il dottorato all’Università Goethe di Francoforte – sì: quella di Horkheimer, Adorno, Habermas, che oggi ci lascia all’età di 96 anni.

In preda alla dissonanza cognitiva, ho chiesto a Iddu, il mio alter-ego generativo, di immaginare come si svolgerebbe un loro incontro. Iddu è istruito ad essere semi-serio ed è sempre in bilico tra compiacenza e provocazione.

 




Personaggi

Max Horkheimer
Direttore dell’Istituto per la Ricerca Sociale. Spirito grave e amministratore della disperazione storica. Parla poco, ma quando parla sembra che stia redigendo una diagnosi del mondo.

Theodor W. Adorno
Filosofo, musicologo, demolitorio professionista dell’ottimismo. Dotato di un orecchio assoluto per le stonature della civiltà.

Jürgen Habermas
Difensore instancabile della ragione discorsiva. Convinto che, se gli uomini parlassero abbastanza a lungo e con le procedure giuste, potrebbero perfino capirsi. Riposi in pace.

Alex Karp
Dottore in filosofia sociale e amministratore delegato di una macchina che trasforma il mondo in grafi di dati per servizi segreti e governi. Capelli da seminarista hegeliano, bilancio da contractor del Pentagono.

Luogo
Una birreria a Sachsenhausen, Francoforte.
Il mondo fuori continua a diventare sempre più razionale. Dentro, per ora, si beve. 🍺

A un tavolo siedono Horkheimer, Adorno e Habermas. Arriva Alex Karp, capelli spettinati, giacca spiegazzata, aria di chi ha sbagliato seminario ma resta lo stesso.


Horkheimer (guardando il bicchiere):
«Lei dirige un’impresa che organizza il mondo in strutture di dati per gli apparati di sicurezza. Mi pare una forma piuttosto avanzata di ragione strumentale.»

Karp:
«Professor Horkheimer, preferisco chiamarla analisi operativa. Gli stati democratici hanno nemici. I dati aiutano a trovarli.»

Adorno (senza alzare lo sguardo):
«Ogni epoca ha i suoi strumenti di dominio. Una volta erano le fabbriche, oggi sono gli algoritmi. Cambia il mezzo, non il principio.»

Karp:
«Ma gli algoritmi possono anche difendere le società aperte.»

Adorno:
«La società aperta ha sempre trovato modi molto sofisticati per chiudersi.»


Habermas interviene, con quell’aria pedagogica da seminario eterno.

Habermas:
«Il punto non è la tecnologia. Il punto è la legittimazione.
Il potere che non passa attraverso processi deliberativi pubblici rimane problematico, anche quando è efficiente.»

Karp:
«Professore, se sottoponiamo ogni decisione alla deliberazione pubblica, perdiamo tutte le guerre.»

Habermas:
«Non è detto che vincerle sia sempre la cosa più razionale.»


Adorno finalmente alza gli occhi.

Adorno:
«Mi incuriosisce una cosa, dottor Karp. Lei ha studiato filosofia qui a Francoforte.
Poi ha costruito una macchina che rende il mondo completamente leggibile per lo Stato.
È una forma di ironia o di pentimento?»

Karp:
«È una forma di realismo.»

Adorno:
«Il realismo è spesso solo l’ideologia dei vincitori.»


Horkheimer sorride appena.

Horkheimer:
«La teoria critica nasceva da un sospetto: che la razionalità tecnica potesse diventare un mezzo di amministrazione totale della società.»

Karp:
«Oppure un mezzo per impedirne la distruzione.»


Silenzio. Arrivano altri bicchieri.

Habermas prende un sorso e sospira.

Habermas:
«Forse la vera questione è questa:
la tecnologia rafforza lo spazio pubblico o lo sostituisce?»

Karp:
«Nessuna delle due. Lo rende irrilevante.»


Adorno posa lentamente il bicchiere.

Adorno:
«Allora la dialettica dell’illuminismo ha semplicemente cambiato server.»


Horkheimer guarda Karp con una certa curiosità.

Horkheimer:
«Mi dica una cosa. Lei crede ancora nella filosofia?»

Karp ci pensa un momento.

«Sì.
È molto utile quando bisogna spiegare agli investitori perché quello che facciamo è inevitabile.»


Adorno annuisce.

«Allora la filosofia non è morta. È stata solo acquisita da una startup.»