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I delitti della logica

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"Può il ragionamento ucciderci, la logica soffocarci, il pensiero dirottarci?" si legge sulla quarta di copertina di un grazioso libretto di Ermanno Bencivenga che dà il titolo a questo post, edito da Mondadori nel 1998 e riedito quest’anno.  "La riflessione è la nostra arma più potente" – continua – "ci permette di prefigurare il futuro, di essere critici attenti del presente, di allargare enormemente la nostra visione della realtà. Ma, come ogni arma, può anche rivoltarsi contro di noi. E in una società come la nostra, sempre più tecnologica, l’onnipotenza della logica è un rischio reale."

Senza nulla togliere al libro – dove la grossa questione è affrontata in forma di piccole parabole – sull’onnipotenza del binomio logica-tecnologia io nutro qualche dubbio. Supponenza, arroganza, invadenza di certi tecno-logici, queste sì, ma quanto all’onnipotenza la lascerei a Dio, o a chi ne fa le veci: la storia recente della logica è fatta piuttosto di consapevolezza dei propri limiti, cioè della propria impotenza. Non è che non vi sia ancor oggi chi abbia voglia di affrontare  l’essenza della realtà umana con gli strumenti formali della logica. E non è che non vi sia chi proprio oggi produce piattaforme tecnologiche basate sulla riduzione dei nostri comportamenti sociali a forme computabili. Ma io sono convinto che quest’approccio sia destinato al fallimento, e che alla fine prevarrà il binomio di tecnologia e umanesimo.