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La scalata della semantica

Nell'intervista già commentata da Marco Varone la VP di Google Marissa Mayer afferma, in estrema sintesi, che il search engine più popolare continuerà a basarsi su metodi statistici, che funzionano ignorando il significato delle parole, perché la semantica non 'scala'.  Che vuol dire? E' in effetti così?

Scalare, nel lessico informatico, significa, per un sistema, essere capaci di funzionare su grandi volumi di dati, perché al crescere dei volumi si può far fronte con una crescita sostenibile delle risorse computazionali. La tecnologia relazionale, ad esempio, deve il suo successo al fatto che se raddoppia il volume della base di dati, si dovrà al più raddoppiare lo spazio su disco, ma non raddoppiare la potenza del processore, il quale anzi quasi non si accorgerà dell'accaduto.

Veniamo al punto: la semantica è scalabile? La domanda è mal posta. La semantica è una funzione che associa l'oggetto di un sistema linguistico a qualche altro oggetto in qualche altro sistema possibilmente non linguistico. Se questa associazione sia scalabile o meno dipende da com'è fatto il linguaggio, com'è fatto l'oggetto linguistico e da quanta accuratezza chiediamo alla funzione. Sicché la domanda dovrebbe essere: quale semantica è scalabile? Per linguaggi molto espressivi e oggetti linguistici complessi, sì, in effetti la semantica non scala affatto. E per questo non ci sono tecnologie più o meno buone, ci sono solo rinunce più o meno ragionevoli.